Oggi, per la prima volta nella sua storia, la Comunità politica europea (CPE) – il forum nato nell’ottobre 2022 per riunire i leader del continente in un confronto strategico sul futuro dell’Europa – si svolge in un Paese che non è né membro dell’Unione europea né candidato all’adesione: l’Armenia. Il vertice, giunto alla sua ottava edizione, ha luogo presso il Karen Demirchyan Sports and Concert Complex, nella capitale Erevan, una scelta tutt’altro che simbolica, in quanto da tempo il Paese sta prendendo le distanze dall’orbita russa.

Un’altra novità significativa è la partecipazione, per la prima volta, di un Paese non europeo: il Canada di Mark Carney. Il premier di Ottawa, già messosi in mostra allo scorso Forum di Davos, dove aveva richiamato con chiarezza il mutamento dell’ordine globale segnato dal ritorno di potenze a trazione nazionalista, ha detto come Canada ed Europa abbiano una storia comune e che, con la sua partecipazione, il Paese americano sta “scegliendo la partnership – nel commercio, nella difesa, nella sicurezza – per costruire insieme un futuro più prospero e più sicuro”.

Con lui, sono presenti nella capitale armena tutti i maggiori leader europei, dai Paesi membri dell’Unione ai candidati, sia dei Balcani occidentali sia del Partenariato orientale, fino agli Stati EFTA e ai microstati europei. Partecipa anche il segretario generale dell’OSCE Feridun Sinirlioğlu, il segretario generale del Consiglio d’Europa Alain Berset, il segretario generale della NATO Mark Rutte e, per l’Unione europea, i vertici delle principali istituzioni – Antonio Costa, Ursula von der Leyen e Roberta Metsola – insieme all’alta rappresentante Kaja Kallas.

“Il vertice odierno è davvero storico”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa nel discorso inaugurale della CPE. “Lo è perché, per la prima volta, la CPE si riunisce nel Caucaso meridionale e colloca l’Armenia nel cuore dell’Europa, dove merita di stare alla luce della sua lunga e ricca storia”. Ma è storico anche per un altro motivo: “è stato reso possibile dall’accordo tra Armenia e Azerbaigian, che rappresenta una storia di pace in Europa”.

Dopo anni di tensioni legate al conflitto nel Nagorno-Karabakh, tra Armenia e Azerbaigian si sta infatti aprendo una fase nuova. Come ha sottolineato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan a inizio marzo davanti al Parlamento europeo, stanno emergendo tra i due Paesi prospettive di cooperazione in settori strategici: industria, commercio, corridoi di trasporto, reti digitali e interconnessioni energetiche.

In questo contesto, l’Unione europea appare intenzionata a giocare un ruolo più incisivo. Pur priva di una politica estera unica – e finora marginale nella gestione del conflitto nel Caucaso, nonostante entrambi i Paesi rientrino nella sua politica di vicinato – Bruxelles punta oggi a sostenere e rendere irreversibile questa dinamica di pace, anche in chiave di stabilità e prosperità regionale. Come ha ribadito Costa, “è fondamentale rafforzare la democrazia armena e contrastare le interferenze esterne e la disinformazione. Il futuro della democrazia armena è nelle mani dei cittadini armeni, e solo dei cittadini armeni”.

Allo stesso modo di Costa, anche il premier armeno ha fatto riferimento al processo di pace nell’accogliere i leader alla conferenza. Pashinyan ha sottolineato che il vertice segna la prima partecipazione azera a un evento in Armenia, tuttavia, per stavolta, la presenza del presidente di Baku Ilham Aliyev è solo online. “Spero di avere l’opportunità di visitare l’Azerbaigian nel 2028 per il decimo vertice della CPE”, ha dichiarato Pashinyan, aggiungendo che i due Paesi si sono sostenuti a vicenda per ospitare gli eventi.

Secondo l’agenda, le discussioni interne a questa CPE hanno per tema “rafforzare la resilienza democratica, promuovere la connettività e consolidare la sicurezza economica ed energetica, affrontando al contempo le dinamiche di sicurezza in evoluzione e le sfide regionali”.

Pashynian ha tuttavia colto l’occasione anche per dei dialoghi bilaterali con alcuni leader presenti. Come prontamente pubblicato sulla pagina X della conferenza, l’Armenia ha siglato accordi strategici con la Croazia e con il Regno Unito. Con Zagabria – ultimo Paese in ordine cronologico ad avere aderito all’Unione – la cooperazione si concentra su ambiti chiave legati al percorso di integrazione europea; con Londra è stata invece definita una partnership rafforzata. Il premier armeno ha inoltre discusso con Mark Rutte della stabilità regionale e con il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez del rafforzamento delle relazioni bilaterali, con particolare attenzione al settore energetico.

Nonostante il clima disteso del forum, che ha visto addirittura un incontro bilaterale tra il premier ucraino Volodymyr Zelensky e l’omologo georgiano Irakli Kobakhidze, leader di Paesi un tempo stretti alleati e ora aspramente divisi a causa delle relazioni con Russia e Unione europea, come dimostrato da numerose dichiarazioni al veleno, non tutta Erevan plaude al livello di pace raggiunta e accettata dai leader presenti.

Un gruppo di manifestanti, tra cui armeni del Nagorno-Karabakh, ha infatti organizzato una protesta al di fuori del Karen Demirchyan Sports and Concert Complex, chiedendo la liberazione di 19 prigionieri armeni detenuti in Azerbaigian e la tutela del patrimonio armeno nella regione contesa.

, , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *